Chapter Text
La nostra storia comincia con l’immagine di un vecchio: barba bianca lunghissima, berretto di lana e un antico pastrano in dosso che a vedersi poteva sembrare avere gli stessi anni del suo proprietario.
Il vecchio scese dall’autobus. Ormai l’autista aveva smesso di dirgli che lì non vi era nessuna fermata e non poteva lasciarlo lì, così il vecchio aveva smesso di pregarlo e di ripetergli quanto stanche fossero le sue ossa. Lasciò procedere l’autobus e poi facendo attenzione attraversò la strada, avviandosi verso un sentiero nascosto tra la boscaglia. Alla fine del suo cammino si trovò davanti una splendida e modesta casetta in legno celata agli occhi dei passanti e visibile solo ai suoi due abitanti.
Merlino o Emrys (o entrambi in questo secolo), era questo il nome del vecchietto che si accingeva ad aprire la porta di casa.
Posò il suo cappotto, si tolse il berretto e chiuse la porta di casa.
Per un secondo i suoi occhi diventarono d’oro fuso, e al posto del vecchio ora stava un agile e bellissimo giovane. Occhi del colore del cielo più limpido, capelli ebano, carnagione leggermente abbronzata.
‘’ Papà?’’
Eccola lì la voce che lo fece sorridere. Eccolo l’unico motivo per cui viveva in pace con sé stesso, l’unico motivo per cui viveva sulle rive di quel dannatissimo lago. Avalon.
Una ragazza alta e magra come Merlino sbucò dalla porta sulla destra. Corse ad abbracciarlo e i suoi lunghissimi capelli ebano, come quelli del padre, le correvano dietro, spostando l’aria al suo movimento.
‘’Ciao Amore. Come è andata oggi? Studiato? ’’ La ragazza si staccò e lui la guardò negli occhi. Gli occhi di Lui, scuri come il mare in tempesta e profondi come due pozzi d’acqua. Lei sembrò imbarazzata, le sue guance si colorarono di un delizioso rosa.
‘’Albion! ’’ disse Merlino con tono minaccioso.
‘’Dai daddy, non è colpa mia. Avevo intenzione di fare un pisolino piccolo piccolo, però poi…’’
‘’Poi? ’’ la incoraggiò lui.
‘’Beh non mi sono svegliata fino ad un‘ora fa. Però ho preparato la cena! ’’ Rispose lei con un sorriso accecante, fin troppo familiare e le guance sempre più rosse.
Merlino non poté far altro che ridere e abbracciarla. ‘’Allora cosa si mangia? ’’ disse una volta ripresosi, ponendole un bacio sulla tempia sinistra e cingendola con un braccio sulle spalle.
‘’Mangiamo italiano oggi! Lasagne! ’’
‘’Io amo le tue lasagne amore, lo sai’’
Lei sorrise e gli diede un bacio sulla guancia.
‘’Ciò non significa che ho dimenticato che devi studiare, quindi, dopo cena ci mettiamo sul divano e ripassiamo un po’ per questo tuo esame’’ disse Merlino mentre passava il salotto e si avviava verso la cucina. Lei lo seguì imbronciata e lo aiutò a preparare la tavola borbottando.
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Più tardi, come promesso da Merlino, i due erano sul divano accucciati davanti al camino, cercando di far comprendere ad Albion le parole di quella stupidissima pagina del libro di letteratura.
‘’Penso basti per oggi cucciola, domattina proviamo a ripetere’’
Lei sorrise, gli occhi della ragazza si tinsero d’oro ed il libro galleggiò in aria fino ad andare ad adagiarsi sulla libreria dietro al divano.
Albion posò la testa sulla spalla del genitore. Quando i suoi occhi tornarono di quel meraviglioso blu, sbadigliò e guardò suo padre.
‘’Daddy, mi racconti di nuovo la mia storia preferita? ‘’
Merlino sorrise, le accarezzò i capelli, prese un profondo respiro e cominciò a raccontare di come lei fosse arrivata in quel mondo e di come lui fosse il suo tanto amato Daddy e di come insieme fossero la chiave per il ritorno dell’altro padre di Albion.
L’amore perduto di Merlino, il Re del Passato e del Futuro.
Il Re di Camelot, Artù.
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‘’Dopo la Sua morte ho deciso di viaggiare il mondo, di esplorarlo. Ho avuto diversi nomi, e diversi aspetti durante i secoli. Sono stato in posti straordinari. Quando accadde ero in Giappone stavo cercando di dimenticare in quella terra così pacifica.
Un giorno mi svegliai di soprassalto, e sentì una morsa al petto, un richiamo. Sapevo di dover tornare sulle rive di questo lago, lo sentivo dentro. Così con l’aiuto della magia mi trasportai qui. Mi aspettavo il ritorno di Artù, ero così emozionato. Speravo di poterlo rivedere, riabbracciare e finalmente dirgli quello che sentivo per lui. ’’
Guardò la sua bambina e le sorrise. ‘’Invece le mie aspettative vennero infrante e superate quando dal lago emerse Freya, la ninfa di queste acque. Tra le braccia portava un fagotto, il fagotto più bello che abbia mai visto: tu! ’’ Le disse facendole il solletico. La ragazza si contorse ridendo fino a che non poggiò la testa sulle gambe del padre. Si aggiustò la coperta e lo guardò incoraggiandolo a continuare.
‘’Mi disse che era un dono, il dono più prezioso che potessi ricevere. Ti presi fra le braccia e rimasi subito incantato da te. Avevi i suoi occhi ed i miei capelli, anche se crescendo mi assomigli sempre di più fisicamente e sempre meno nel carattere. ’’
Continuò con un sorriso triste il mago.
Prima di proseguire con il racconto fermò lo sguardo sulla parete al di sopra del camino, su un magnifico collage di tutte le foto con sua figlia. Il primo giorno di scuola, la prima gita insieme, Albion assieme al suo cavallo, il loro picnic annuale, il suo diploma, il primo esame all’università.
Non poteva credere che fosse passato tanto tempo da quando la prendeva in braccio, camminando per la stanza, nella speranza che smettesse di piangere. Oppure che fosse passato tanto tempo da quando lei girava per la casa gattonando, con gli occhi dorati e faceva volteggiare tutto l’arredamento attorno a sé fino a che non trovava il giocatolo che voleva o il libro che Merlino le doveva leggere.
Riportò lo sguardo su Albion, e sorrisero entrambi con le lacrime agli occhi. Albion gli prese la mano e la strinse, come faceva da piccola, e lui continuò il suo racconto.
‘’Non riuscivo a staccarti gli occhi di dosso, guardai Freya e le chiesi com’era possibile, come potevo sapere solo guardandoti che eri mia figlia? Lei mi disse che non eri solo mia figlia, ma che eri anche la figlia di Artù ed eri nata nelle acque di Avalon. Eri un dono per me, una speranza in più, una famiglia. Il lago aveva avverato il mio più profondo desiderio. Eri stata creata con la mia magia e venivi dal cuore puro di Artù. Il lago ti aveva fatto solo da grembo, ti aveva accolta, aspettando il mio arrivo. ‘’
Il viso di Merlino si oscurò, una lacrima solitaria percorse il suo viso.
‘’La Dama del Lago mi avvertì, mi disse di non allontanarmi da questo lago. Mi disse che tu eri legata alle sue acque fino al tuo sedicesimo compleanno. Non ascoltai, faceva toppo male stare qui. Ti presi con me e partimmo, girammo il mondo per mesi, e tu sembravi felice. Ma ero toppo cieco per vedere la realtà, eri sempre più pallida, giorno dopo giorno. Finché una mattina mi svegliai, ti presi imbraccio e mi accorsi che non respiravi. ‘’
Albion si mise seduta dritta sulle gambe del padre, affondò il viso nel suo collo e lo rassicurò sussurrandogli che andava tutto bene. Merlino la strinse forte e inspirò l’odore dei capelli della figlia.
‘’Tornammo subito qui, appena arrivati su queste rive tu inspirasti forte e i tuoi occhioni si aprirono. Ti guardai felice ed in quel momento capì che la mia sofferenza era nulla se paragonata al modo in cui mi sentì ad assistere alla tua, non dovevi mai più smettere di respirare, il mio cuore non avrebbe retto. Non volevo più vedere te soffrire, mi odiai per aver provato a farti del male. Ti lasciai gattonare un po’ sull’erba mentre con la magia costruivo questa casa. ’’
Alla fine del racconto Albion, come sempre accadeva, si era addormentata sulla spalla del padre. Merlino, la prese tra le braccia e la portò al piano di sopra, nella sua stanza. La stese sul letto, la coprì per bene e le tolse i capelli che le erano caduti sul viso.
‘’Buonanotte tesoro’’ disse mentre le poneva un bacio sulla tempia.
