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Nessuno riusciva a muovere un muscolo dalla stanchezza, ma del resto quell’animale non stava dando alcun fastidio. Orlant stava addirittura facendo a pezzetti del pane, lanciandolo nella direzione dell’oca.
“Non ti facevo così generoso” lo stuzzicò Jord.
“Scherzi? Sto dando la cena alla mia cena. E’ un investimento” ribatté pronto il gigante, passando all’amico l’otre con quel poco di vino scadente che rimaneva.
“Che astuzia!” lo sbeffeggiò Lazar. “Sei pronto a entrare nel Consiglio”
Un attimo di silenzio, come ogni volta che Aimeric si univa al cerchio, sempre meno timoroso. Il ragazzo lasciò che i ricci bruni recuperassero un’ombra della loro bellezza, schiacciati dalla polvere e dal sudore.
“Un’oca?”
“Un altro Consigliere.” Lazar era in gran forma, almeno nello spirito. Butto giù un sorso di vino, rubando l’otre direttamente dalle mani di Jord. Era distratto da altro per prestare attenzione al fatto che si trovava improvvisamente con le mani vuote.
“Finalmente forse avrò una conversazione brillante, allora”. A quanto pare Aimeric non era da meno. Non avevano rinunciato a punzecchiarsi nonostante la stanchezza.
Jord cercò di nascondere un piccolo sorriso all’angolo della bocca mentre passava l’otre ad Aimeric.
“Sapete, a Fortaine c’è una specie di storiella divertente sulle oche solitarie.”
Le loro mani si sfiorarono appena. Le dita morbide e affusolate del ragazzo ormai erano lerce di terra. Le unghie avevano perso la forma arrotondata.
“Pare che appaia nel momento in cui due amanti siano destinati a incontrarsi.”
Lazar simulò un conato, ma Orlant parve davvero interessato.
“Un’oca? Di tutti gli animali, perché un’oca?”
“Beh, perché l’amore è un sentimento al quale più di qualcuno oppone resistenza e l’oca è un animale combattivo.”
“Non mi sembra abbia molta voglia di combattere.”
“Più di me sicuramente” ridacchiò Jord. Aveva tenuto per tutto il tempo lo sguardo fisso sul fuoco ma non gli era sfuggito che Aimeric gli aveva rivolto più di uno sguardo con la coda dell’occhio mentre raccontava quella storiella.
“E quindi, siamo tutti innamorati?” sghignazzò Lazar.
Di colpo, l’oca sembrò mettersi sull’attenti e starnazzò di petto, così forte da farli sussultare. Un’ombra si proiettò oltre il fuoco acceso.
“Un’oca?”
“Eccone un altro” disse a voce bassa Lazar.
L’animale si era fatto improvvisamente più vispo e quando Damen provò a mettersi seduto insieme ai suoi compagni, quella cominciò a beccarlo con insistenza sulle gambe e a metterglisi dietro le spalle, rendendogli di fatto impossibile abbassarsi.
“Vuole essere servita anche lei?” scherzò Jord. Si domandò perché gli pareva di avergli mancato di rispetto con quella battuta un po’ salace, nonostante Damen fosse uno schiavo e lui il capitano.
“In un piatto da portata” sorrise Damen, con voce stanca ma serena, strappando un mezzo sorriso a tutti.
L’oca non si diede per vinta e continuò a beccarlo, sembrando allontanarsi ogni tanto come a indicare una direzione ma Damen era troppo stanco per mettersi a interpretare anche i capricci di un volatile: la scansò di forza con un piede, accettando di tutta risposta una sonora beccata e si mise finalmente seduto.
L’oca sembrò provare del sincero risentimento, molto più di quello che normalmente potrebbe provare un animale simile. Si voltò sdegnata e puntò dritta verso una direzione, starnazzando di nuovo e fermandosi dopo aver percorso un bel tratto come se volesse accertarsi che gli altri la seguissero con lo sguardo.
“Non faceva tutto questo chiasso prima” grugnì Orlant, che pareva essere sul punto di appisolarsi intorno al fuoco.
Damen non fece in tempo né a rispondere né ad afferrare l’otre di vino che gli stavano porgendo. Era assurdo, ma aveva la chiara impressione che l’oca si fosse girata verso di lui e poi avesse puntato con il collo verso la tenda del principe. Rimase con la mano a mezz’aria per qualche altro istante prima di alzarsi nuovamente in piedi: l’animale stava facendo trambusto e si stava effettivamente avvicinando alla tenda di Laurent.
“Immaginate se entrasse nella tenda del principe” Aimeric aggrottò le sopracciglia come se fosse un pensiero ridicolo ma al tempo stesso spaventoso.
Quando Damen si alzò in piedi l’oca fece qualche passo avanti, puntandolo di nuovo con un movimento del collo. Damen sapeva che per alcuni animali guardarsi negli occhi era considerato un gesto di sfida, ma non pensava che valesse anche per i pennuti. L’oca si voltò di nuovo, stavolta muovendo chiaramente qualche passo verso il sentiero fra le tende che portava alla tenda di Laurent, isolata rispetto alle altre. Aveva un incedere troppo controllato e preciso per un animale di cui solitamente non si decantava l’intelligenza.
“Meglio se ce lo immaginiamo e basta” Damen si allontanò deciso e a quel punto l’animale mosse il collo avanti e indietro un paio di volte prima di procedere sostenuta.
Damen allungò il passo, rendendosi conto che la destinazione dell’animale era chiara ma più si affrettava e più l’oca pareva correre. In meno che non si dica si ritrovò a rincorrerla, urlando ai pochi uomini che trovava ancora in giro di fermare quella bestia, ma nessuno era abbastanza lucido né in forze per poter reagire a una scena inaspettata come quella.
Uno schiavo akielonese che rincorre un’oca scatenata per l’accampamento.
Damen sguainò la spada, ma un goffo soldato gli cadde ai piedi nel tentativo di fermarla, finendo per fargli perdere tempo. L’oca si fermò per quell’istante appena, come se volesse sbeffeggiare l’akielonese, ed entrò tronfia nella tenda di Laurent.
Damen rinfoderò la spada sbuffando, ma era talmente esausto che la situazione stava diventando ridicola. Entrò, pronto a sentirsi dire di tutto, ma ciò che vide rese la situazione ancora più ilare nonostante il volto serio ed impassibile di Laurent.
Il principe era seduto sul suo pagliericcio con un’espressione visibilmente confusa, l’oca accoccolata fra le sue gambe come se fosse un gatto domestico. Forse si era appena addormentato, ma Laurent dormiva sempre con un occhio solo.
Il principe alzò gli occhi verso il suo schiavo, riprendendo immediatamente il controllo della situazione nonostante fosse a dir poco bizzarra.
“Ho già cenato”
“Io… Stava facendo chiasso nell’accampamento”
“Ah, non è nemmeno un’ambasceria quindi.”
“Abbiamo provato a fermarla”
“La prima battaglia dei miei uomini è stata combattuta contro un’oca e abbiamo perso. Un evento che merita comunque di essere messo per iscritto, da qualche parte”
I due rimasero lì a fissarsi per qualche istante, almeno finché Laurent non alzò un sopracciglio. Era chiaro che non avrebbe mosso un dito per risolvere la situazione, a costo di addormentarsi con un pennuto addosso.
Damen si avvicinò con fare circospetto all’animale, che non mostrava alcun segno del temperamento bellicoso avuto fino a qualche istante fa. Adagiato pacificamente sulle gambe di Laurent, non si mosse nonostante vedesse benissimo l’akielonese che era ormai a un passo. Con un movimento fulmineo, Damen fece per acchiapparla per il collo, ma l’oca si ritrasse appena un attimo prima.
Come un esperto guerriero, con una tecnica migliore di alcuni dei soldati che Damen stava allenando, finse di scartare verso destra, per poi appiattirsi dritta nel poco spazio che c’era fra il torace di Damen e le gambe di Laurent. Spintonò l’akielonese in avanti, passandogli in mezzo ai piedi e urtandolo: ormai Damen si era dato lo slancio per prenderla e Laurent era sotto di lui, con le gambe ancora avvolte nelle coperte. Era agile, ma si sarebbero comunque fatti male se Damen non avesse puntato un braccio a terra per non cadergli con tutto il peso addosso. Il suo corpo andò in avanti e d’istinto, Damen allungò la mano e la portò dietro la nuca di Laurent, per timore che il suo peso lo atterrasse con violenza. Laurent appoggiò la mano destra sul giaciglio mentre la sinistra corse al petto di Damen, forse per fermare la sua rovinosa caduta. I suoi occhi si allargarono quando si accorsero entrambi che Damen aveva le dita in mezzo a ciocche biondissime. Ruvide e scure mani fra la seta.
Nessuno dei due si mosse. La mano di Laurent era ancora appoggiata sul petto di Damen, il suo intero corpo teso ma in perfetto equilibrio. Occhi negli occhi, le dita di Laurent parvero rilassarsi appena e il punto di contatto fra loro sembrò farsi improvvisamente caldo.
Damen abbassò gli occhi, ma non riuscì a portarli sul petto dove sentiva sgorgare tutto quel calore: si soffermarono sulla curva delle labbra del principe.
Damen sentì un respiro pesante uscirgli dal torace mentre Laurent schiudeva appena la bocca. Si sentì spingere via, anche se con meno forza di quello che si aspettasse.
Il principe era furente ma il gesto non era stato violento.
“Dov’è andata?”
Damen si voltò, parendo ricordarsi solo in quel momento che stava dando la caccia a un’oca, ma del volatile non c’era traccia. Cercò di nuovo il viso del principe, di nuovo algido.
“Fa che non me la ritrovi di nuovo nel letto.”
“Non dirò a nessuno che è riuscita dove molti hanno fallito”
Laurent si appoggiò con un braccio sul giaciglio, come se fosse in procinto di dire qualcosa.
“Pensa quanto è scadente la concorrenza” sentenziò, voltando le spalle a Damen e avvolgendosi di nuovo nelle coperte.
Quando l’akielonese gli voltò le spalle, Laurent aveva ancora gli occhi aperti.
Poco fuori dalla tenda del principe, si era radunato tutto il capannello di persone che era attorno al fuoco. Damen dovette uscire con un’espressione strana perché nonostante Aimeric fosse infastidito sentì Lazar ridacchiare.
“Beh, l’avete presa?”
“Non è mica uscita. Pensavamo fosse ancora dentro.” rispose Orlant.
Damen si guardò intorno perplesso. Nella tenda non c’era e se l’animale avesse divelto un picchetto se ne sarebbe sicuramente accorto.
“Mi state prendendo in giro.”
“Come se ne avessi le forze” si stiracchiò Lazar. Erano esausti e parevano sinceri.
Damen sbuffò, controllando ancora i picchetti. Stava per dare qualcosa che sarebbe suonato come un ordine, ma sì fermò.
“Vado a controllare.”
Quel punto sul petto continuava a rimanere caldo, come se Laurent ci avesse impresso sopra l’impronta del palmo.
Jord incrociò le braccia, mentre il resto del gruppo si stava allontanando in direzione delle proprie tende. Tutti tranne Aimeric.
“L’oca degli amanti, eh?” disse Jord beffardo. “Mi sa che col principe ci ha rinunciato. Quello ha il ghiaccio nelle vene”
“Posso raccontartene altre di storie, se vuoi.” sorrise Aimeric, lo sguardo puntato verso la sua tenda.
Jord rimase in silenzio.
“Non eri stanco?” Non c’era nessuno, ma aveva comunque abbassato la voce.
“Mettimi alla prova, capitano” bisbigliò Aimeric.
Nessun rumore molesto turbò ancora la notte, che per alcuni trascorse più piacevolmente che per altri.
Quando Damen tornò alla tenda, Laurent aveva gli occhi chiusi. Spense l'ultima candela e si buttò sul pagliericcio con un pesante sospiro, aspettando che la stanchezza gli annebbiasse la mente.
Laurent aprì gli occhi nel buio, puntandoli verso una direzione. Guardó i contorni della schiena che aveva fatto frustare diventare più nitidi man mano che le sue pupille si abituavano al buio.
Quella notte il principe non dormì.
