Work Text:
"Tolys prepara i fogli per la settimana prossima"
"Tolys dai da mangiare ai gatti"
"Tolys, mi fai un massaggio?"
"Tolys perché non indossi quell'abito da Maid?"
"Tolys, hai finito il lavoro"
"Tolys, Tolys, Tolys"
Tolys sbatté il viso sul ripiano della sua scrivania. Era arrivato al suo limite, lavorava incessantemente da ormai settimana, mesi, un anno intero, senza un attimo di respiro, nemmeno la notte, se Ivan aveva voglia di una tazza di tè, doveva fargliene una subito e se non gli piaceva, doveva rifargliela finché non era di suo gradimento. Era un tiranno. Il tiranno, Ivan Braginski.
Tolys era diventato un domestico della magione della famiglia Braginski. Da giovane lavoratore, lavorava fedelmente e instancabilmente a ogni compito assegnato, ma in quella villa le cose erano ben diverse, più di quanto avrebbe sperato.
La prima volta che Tolys mise piede in quella casa, per prima cosa vide i capelli argentei al vento di una ragazza, una bellissima ragazza, ma dalle espressioni e i modi di fare taglienti e sprezzanti, di cui Tolys si innamorò perdutamente, forse fu proprio per la fanciulla o forse per non deludere i suoi genitori che restò a lavorare lì.
La famiglia Braginski era una famiglia particolare, strana nei loro modi di fare.
La sorella maggiore, Katyusha. Una dolce ragazza dalle grandi protuberanze. Gentile e dolce, ma dietro la sua codardia e i suoi piagnucolii, era un modo per farsi sempre passare per la vittima e non assumersi mai vere responsabilità.
La sorella minore, Natasha, la ragazza tanto bella e amata da Tolys, era una ragazza senza cuore ma che provava solo un grande affetto e rispetto per il fratello, togliendo di mezzo qualsiasi sassolino lo avrebbe reso triste.
E l'ormai signore di quella casa... Ivan.
Ivan, dal passato turbolento e dal padre violento, aveva sviluppato nel corso della sua vita un carattere rotto. Nessuno lo aveva mai visto senza un sorriso in volto, nessuno sapeva mai a cosa stesse pensando. Con dolci parole, dava gli ordini più crudeli che potessero esserci, come se tutto fosse in realtà un gioco per bambini, ed è proprio lui che diede le maggiori difficoltà al nostro Lituano.
Lo chiamava ovunque, lo faceva correre da una parte all'altra della casa senza tregua, sembrava avere una predilezione per lui, forse scelto come sua vittima preferita.
Tolys lo odiava. Il suo odio si era covato nel tempo, ogni tentativo che provava per vivere sereno veniva sgretolato, fatto a pezzi sotto i suoi occhi, sotto un semplice sorriso beffardo.
Tolys, in cuor suo, desiderò che quel sorriso si spezzasse.
Un tintinnio di una campanella arrivò di nuovo. Alzò stanco la faccia dal ripiano sospirando.
'Di nuovo lui...'
Quasi come se la vita gli cadesse sulle spalle, seguì con abitudine quel tintinnio che non smise un secondo di suonare.
Si ritrovò ben presto davanti la porta di una stanza ben specifica, la porta della sala da bagno personale di Ivan. Bussò.
"Entra", rispose una voce rilassata dall'altro lato della parete.
Aprì lentamente la porta, un vaporino caldo gli colpì il viso e non gli permise di mettere subito a fuoco cosa ci fosse nella stanza, era piena di un calore vaporoso e non vedeva il padrone di quella stanza. Deglutì.
"Mio... signore?", Chiuse la porta alle sue spalle.
Si udì l'acqua nella vasca muoversi, l'odore di un bagno riempiva la stanza. Strinse gli occhi e vide una figura poggiarsi al lato della vasca da bagno, chinando il viso di lato con fare sornione.
"Tolys, finalmente. Ti stavo aspettando..."
Tolys iniziò ad arrossire, a sentire il cuore avvolgersi in una strana paura, temeva già il peggio. Vide una mano sporgersi dalla vasca e... Vide... Una spugna?
"Mi lavi tu oggi?", Inclinò il viso, ancor più sornione.
Eh? Lavare?
Tolys, da ragazzo ansioso di suo, non poté far a meno di preoccuparsi, non aveva mai dovuto fare una cosa del genere, aveva subito molto di peggio dal tiranno di fronte a lui ma una cosa così intima, mai
"È sicuro che...", Iniziò Tolys, ma venne subito interrotto.
"Lavami.", Ordinò ora Ivan, con quel sorriso tra le labbra.
Tolys deglutì e si avvicinò.
"Come...desidera mio signore"
Un respiro caldo uscì dalle labbra del russo, adagiato sulla vasca da bagno. I bagni caldi erano rilassanti, gli riscaldavano il cuore, sembrava di potersi sciogliere lì. Guardò Tolys di fronte a lui, sorridendo notando il suo sguardo irrequieto. Sospirò una risata, che bello quando aveva quel viso preoccupato.
"Non essere timido, comincia", disse Ivan chiudendo gli occhi.
Tolys con la spugna tra le mani, si avvicinò incerto a lui. I suoi occhi si posarono in ogni angolo del suo corpo e non sapeva che parte della sua irrequietezza era a causa di questo. Posò la spugna sul suo petto, tremante e indeciso, incerto, ma sentendo il russo rilassarsi dovette continuare.
La pelle del suo signore era candita e bianca come fosse della neve, scorse la spugna sulla sua pancia salendo verso il petto. Due piccoli boccioli rosa vivido vi erano posate sopra e sfiorandole, passò fino al collo, notando il piccolo sbuffo caldo del russo mentre si voltava da un altra parte. Lo guardò con ancora quel sorriso tra le labbra, avvertendolo di non toccare il collo.
Il suo cuore venne morso dalle incertezze.
In quel momento, Tolys trovava Ivan bello, e più lo trovava seducente ai suoi occhi più si sentiva in colpa.
'è colpa sua', pensò Tolys. Quei dubbi, quelle incertezze, erano quelle di cui Ivan si nutriva per prenderlo in giro come sempre, lo vedeva da quell'ipocrita sorriso che aveva in volto.
La spugna gli sfiorò i fianchi larghi che ricordavano quelli di una donna, senza rendersene conto difatti, il suo tocco divenne delicato come se ne stesse toccando una.
Ivan ormai aveva gli occhi chiusi, godendosi semplicemente le cure che Tolys gli concedeva. La spugna arrivò rapidamente alla punta delle gambe, passando per la pianta del piede al quale il russo rise scostandosi leggermente guardandolo provocatorio, ma senza dire una singola parola.
Che lo stesse facendo a posta o no, non si poteva sapere, ma Tolys iniziò a cadere in quella trappola mortale. Erano molto meglio le fruste e indossar abiti indenni, erano molto meglio notti insonni, perché Tolys come Eva, si stava facendo tentare dalla mela, dal frutto proibito che non si doveva toccare.
Tolys iniziò a usare quella spugna come fosse la sua mano senza rendersene conto. Risalì per lo stinco fino alla coscia, poi al suo interno, sempre di più, come se la mano ci scivolasse al suo interno. Le gambe di Ivan si chiusero di colpo e quando alzò lo sguardo verso di lui, poté solo notare il suo viso rosso che non conteneva più quel sorriso provocatorio, ma solo un piccolo sorriso incerto.
"Quei posti...", Iniziò Ivan senza finire la frase.
Il cuore di Tolys fu colto da qualcosa che non seppe spiegare, vederlo diventare di colpo timido e imbarazzato, senza il suo sorriso beffardo, gli fece uno strano effetto.
Non tolse la mano, ma anzi, continuò a spostarla in avanti, verso l'interno dell'inguine.
"Mio signore... Bisogna pulire ogni punto del corpo per essere puliti", Tolys deglutì, non sapendo assolutamente cosa stava dicendo. Era quasi come se Ivan non avesse mai avuto esperienze del genere prima.
"Ma...", L'incertezza di Ivan subentrò diventando gradualmente più rosso più la mano entrava all'interno della coscia, sempre più vicino alle sue parti intime.
D'un colpo, un tremito gli percorse il corpo sentendo la spugna arrivare al suo pene, alzadoglielo mentre lo percorreva fino alla punta. Un sospiro che non riconobbe uscì dalle sue labbra, dolce e bagnato sentendo qualcosa nelle sue viscere prendere vita. Fu colto solo da un caldo rossore alle guance, scivolando dentro la vasca per nascondersi, tenendo solo il naso fuori per respirare.
Tolys lo guardò arrossendo. Per una volta, si sentì in mano quel potere di poter distruggere quel sorriso. La spugna scese piano più in basso, fino al piccolo foro che si trovava poco più in basso. L'altra mano prese uno dei bagnoschiuma delicati lì di fianco e ne mise una piccola quantità sulle dita. Ivan aprì gli occhi guardandolo, ma non fece in tempo da quella posizione a dire qualcosa che un incauto dito entrò al suo interno. Ivan si bloccò, tremando.
Eh? Cosa stava succedendo? Non era quello che si era immaginato per bagno, per nulla. Voleva bagnarlo e prenderlo in giro, voleva vedere le sue lacrime di terrore per aver visto un corpo nudo, vederlo disperarsi. Invece ora... Mentre guardava il suo sguardo incontrava una belva che scrutava la sua preda. I suoi occhi divennero lucidi. No... cosa gli stava succedendo. Si sentiva strano, tutto il suo corpo si sentì strano.
"Bisogna pulire anche i posti più irraggiungibili", disse Tolys, ormai guidato da qualcosa che non sapeva spiegarsi. Aveva notato che Ivan aveva iniziato ad eccitarsi e questa cosa fece effetto anche su di lui. Sentì che si strinse intorno al dito e notò che era impaurito da cosa gli stava succedendo. Era quasi carino adesso. Bloccò all'istante quel pensiero, era un tiranno, i tiranni non sono carini.
Ivan alzò lo sguardo su di lui rosso con gli occhi che diventavano sempre più lucidi.
"Tolys, cosa mi stai... facendo?", mormorò mentre sentiva il dito scivolare al suo interno. Si mise le mani in mezzo alle gambe per nascondere l'erezione pulsante.
"Eh... È-è già pulito...", Continuò.
Ivan sentì il dito iniziare a muoversi e senza volerlo, allargò le gambe.
"No..." Ansimò sentendo i suoi fianchi scendere verso le sue dita a causa dell'acqua.
"Mio signore... Sto eseguendo i suoi ordini", disse Tolys.
Senza rendersene conto, infilò due dita al suo interno e le fece scivolare contro le sue pareti. Ivan si fece piccolo, quella sensazione sconosciuta gli pulsò sul corpo e Tolys sembrò non volersi fermare dal pulirlo, tanto che mise persino tre dita. Di colpo, aprì gli occhi e sentì la sua voce far uscire un suono che non credette suo, un dolce e soave gemito bagnato si bloccò tra le sue labbra. Si iniziò a bagnare, producendo un liquido bianco che gli imbrattava l'uretra.
Ivan fu colto per la prima volta dall'eccitazione.
"Tolys...", Ivan gettò la testa all'indietro, allungando la mano per trattenersi il pene che gli faceva male.
Le tre dita si infilarono di nuovo nelle sue profondità e chiuse gli occhi gemendo sommessamente.
"Mi....devo fermare?", Tolys si morse le labbra, osservando come incantato quella persona che tanto odiava.
Ivan lentamente, piacevole e con le gambe pesanti, allungò una mano e gli prese il polso, stringendolo più forte del necessario, tanto da fargli male, ma le sue ciglia bianche tremarono, annebbiate da una strana lussuria. Tolys chiuse un occhio per il dolore.
"Fermati...", Sospirò Ivan.
Tolys lo guardò arrossendo. Fu obbligato ad ascoltarlo e togliere le dita da lui. Lentamente, sotto l'ansimare del padrone di casa, si rese conto solo ora di cosa aveva fatto. Divenne gradualmente più rosso guardandosi la mano e successivamente Ivan che era ancora rosso dal piacere. Indietreggiò con goffaggine, tanto che quasi caddé.
"E-eh, mio signore" Iniziò velocemente Tolys agitando le mani.
Il rossore gli offuscò la vista, cosa diavolo gli era preso! Certo era stressato in questo periodo, ma da qui ad attaccare il padrone di casa c'era una lunga strada.
"Mi dispiace, mi dispiace! mio signore, non so davvero cosa mi sia preso, accetterò qualsiasi punizione", disse rapidamente, goffamente, senza contare una sola virgola.
"Zitto...", Iniziò Ivan rosso. Dopo qualche istante che si riprese, si sedette sul bordo della vasca col respiro corto quando d'un tratto, quel suo sorriso caratteristico si fece largo. Sempre lì, sornione, provocatorio e beffardo.
"Non pensavo che tu avessi tali pensieri... Che pervertito", sospirò Ivan in una risata posando lo sguardo anche sull'elezione del lituano. Tolys divenne ancora più rosso.
"Ma c'è un modo per farti perdonare...", Nel suo sguardo, un rossore di lussuria e eccitazione gli impregnò il respiro.
"Entra nella vasca con me", inclinò il viso sornione, giocando con il dito al bordo della vasca.
Tolys si irrigidì, diventando di un rosso unico.
"Mi perdoni mio signore... non credo di aver capito bene", disse Tolys ad occhi spalancati, il suo cuore battendo ora ad un ritmo da far male immaginando troppo cose.
"Entra forza... Non voglio ripeterlo", sbuffò il russo riimergendosi nell'acqua, guardandolo con uno strano sorriso rosso.
Tolys si bloccò e come meccanicamente e abitudinariamente, seguì i suoi ordini.
In un istante, si ritrovò senza vestiti, al bordo della vasca, coprendo il suo problema tra le gambe con le mani, non riuscendo a guardarlo in viso.
Un piede bianco e liscio gli strisciò sul petto, dalle piccole movenze si capiva quanto era inesperto e quel brillantino di eccitazione sui suoi occhi era guidato da tutta questa novità. Rise leggermente, arrossendo.
"Che bel viso che stai facendo ora... Così preoccupato", sospirò Ivan salendo col piede fino al suo viso. Tolys abbassò il viso rosso, contorto nell'inquietudine. Sapeva bene che ogni sua azione era guidata perché gli piaceva metterlo in situazione difficile. Quando però lo guardò da quella posizione il suo cuore iniziava ad accelerare.
"Mi lavi la schiena?", Continuò il russo scendendo col piede audacemente fino al suo inguine nascosto.
"Sì...", Tolys si morse il labbro arrossendo e dovette, di nuovo, assecondarlo.
Ivan rise e tolse il piede, "bravo", sospirò prima di voltarsi dandogli la schiena seduto con le gambe a W, poggiando il viso tra le mani al bordi della vasca. Tolys non poté nascondere lo sguardo, scivolava ora su ogni sua curva. Si avvicinò e gli toccò la schiena, scorrendo la mano su di essa. Ivan chiuse gli occhi con un respiro soddisfatto, ridendo infantilmente pochi secondi dopo, forse perché la situazione lo divertiva o forse perché gli faceva il solletico.
"Stai facendo una bella espressione adesso...", Mormorò il russo guardandolo di traversa rosso.
Sadico, perfido, sfruttatore... Strinse lo sguardo in basso. Ivan era così, lo rendeva un casino di brutte emozioni, lo aveva lentamente distrutto in quel lasso di tempo in cui era restato da lui. I segni erano ormai cicatrici indelebili sulla sua schiena, marchiate dalla noia e dal piacere di ferirlo sia fisicamente che mentalmente.
Ivan notò che si perse in qualche profondo pensiero e decise di dargli ancora fastidio, di punzecchiarlo. L'idea di vederlo piangere e scappare era ancora così allettante che non riusciva a resistere.
Purtroppo per il russo, non pratico nella sessualità, non sapeva che era cone giocare con un accendino in un fienile pieno di grano secco. Brucia tutto molto, molto facilmente.
"Più in basso...", Disse Ivan arrossendo in un sorriso, giocoso e divertito. L'espressione di Tolys era impagabile, tra il timore e la confusione.
Le mani del lituano gli percossero ogni vertebra, incerte rispetto a prima.
"Più in basso.", Insistette il russo sorridendo malizioso.
Tolys lo guardò bloccandosi quando arrivò al suo sedere e lo guardò ora, in aggiunta rosso, perché Ivan facendolo a posta, finse un basso gemito.
"Mio signore...", Provò a dire Tolys guardando di lato arrossendo.
A Ivan però non importava ciò che voleva dire, trovava la situazione davvero divertente. Alzò il posteriore chiamandosi in un arco, guardandolo col viso disteso tra le mani. Arrossì e il suo sorriso crebbe.
"Che pervertito...", Disse Ivan divertito.
"Mi hai toccato e ti sei divertito con il mio corpo... Ma sono un bravo signore e non ti caccerò", continuò Ivan sotto lo sguardo sorpreso e irrequieto del lituano.
"Ora però perché non finisci il tuo lavoro e mi finisci di lavare?", Ivan chiuse gli occhi davanti a di sé, aspettando che gli lavasse la schiena, immaginandosi già il suo viso stremato.
"Davvero... Tu", Sospirò Tolys mordendosi le labbra. Voleva un grazie per la sua gentilezza? Per farlo finire al limite e poi fingere modestia?
Il cuore del lituano raggiunse lentamente il limite. Un sassolino sopra l'altro, in una fila infinita, quel sassolino di troppo, messo in modo frettoloso. Strinse i pugni. I suoi muscoli si irrigidirono e le spalle si gonfiarono, contraendo le espressioni del viso.
"Che bella espressione...", Sospirò Ivan in una risata crudele.
Quello fu l'istante in qui quel sassolino nel suo cuore crollò.
Si avvicinò e gli strinse la mano sulla nuca, tenendolo attaccato al bordo. Ivan aprì gli occhi arrossendo avendo un collo particolarmente delicato, si cercò di voltare verso di lui confuso.
"Sei davvero-... L'essere più malvagio che esista", gli strinse il collo da dietro degrignando i denti.
"Tol-", provò a dire il russo rosso, ma tutto quello che ottenne fu una guancia del sedere accarezzata da una mano e allargata, stringendola dolorosamente. Divenne ancora più rosso.
Tolys... Era arrabbiato con lui?
"No! Non ascolterò le tue parole... Vuoi solo mandarmi al limite! Farmi uscire di testa!", Tolys prese la testa del suo pene e la poggiò all'entrata del suo ano.
"E... Ora mi prendi in giro nei modi più infimi che esista...", Tolys difatti lo odiava, ma si odiava allo stesso modo, perché si era fatto sedurre da lui. Quella mela proibita offerta dal serpente lui la prese e la morse, ingoiando il primo boccone verso il peccato.
"Asp-...nh", Ivan chiuse gli occhi sentendo una lacrima uscire da essi. Sentiva una strana presenza dolorosa dentro al sedere iniziare a muoversi.
Tolys socchiuse gli occhi e si avvicinò a lui. 'Così bello ma cattivo'. Torreggiò sopra la sua spalla con le labbra, affondando la mano sul suo fianco e iniziando a muovere i fianchi, incontrando il suo piacere.
"Come pensi che mi debba sentire...", Mormorò Tolys stringendo le labbra.
Ivan non capiva una parola di quello che diceva, sentiva tutti il suo corpo bruciargli di un intensa sensazione mischiata al dolore della fretta. Non poteva muoversi. Era la prima volta che qualcuno non seguiva i suoi ordini, non lo ascoltava. Aveva sbagliato?... I suoi occhi come si imbrattarono di acqua. Non voleva perdere Tolys.
"Dovrei davvero odiarti...", mormorò un suo pensiero interiore. Tenne la fronte sulla sua spalla e iniziò a stabilire un ritmo ad ogni spinta.
Una certa posizione, una particolare angolazione e tutto l'iniziale dolore di Ivan sparì nel nulla. Aprì gli occhi mentre si incurvava involontariamente verso di lui in un dolce e sorpreso gemito.
"No...", Ansimò. Quelle parole gli aprirono però brutti ricordi. Persone che lo abbandonavano, lo lasciavano indietro, suo padre...
Ivan ora non poteva sorridere. Sul suo viso si rigarono il dolore delle lacrime, dei cassetti che era meglio tener chiusi, della paura che potesse ricapitare.
"Mi... Mi dispiace", Mormorò piano Ivan, la voce spezzata dal pianto.
"Non abbandonarmi... Non abbandonarmi anche tu",
Tolys aprì lentamente sempre di più gli occhi e fermò lentamente il bacino.
Eh? Ivan si era appena scusato? Non voleva che se ne andasse? Perché... Era la sua vittima preferita?
Tolse la mano dal suo collo e lo prese per la spalla voltandolo. La schiena del russo colpì la vasca da bagno ma le sue braccia si coprirono istantaneamente gli occhi. Tolys guardò avendo perso ogni singola parola ormai. Gli prese la mano per spostargliela.
"Ivan..."
"Non guardarmi!... No...non così...", Ivan voltò il viso, ma venne preso di nuovo e le braccia vennero separate.
Un viso macchiato di rosso, macchiato di lacrime, di tristezza e preoccupazione, macchiato di ogni sfumatura di colore, ma senza quell'ipocrisia in cui si era a lungo nascosto. Macchiato di Ivan.
"No... Chiudi gli occhi. Te ne andresti...", Ivan cercò di nascondere il viso, coprirsi, a scansare, camuffare ogni sua emozione, ma sembrava come entrambi avessero avuto la maledizione divina. Il frutto proibito è stato mangiato e entrambi ne devono subire le conseguenze.
"Perché piangi?...", Si morse le labbra e strinse lo sguardo. Ora piangeva? Posò le mani sui suoi fianchi e entrò di nuovo in lui, più velocemente, stabilendo un ritmo per entrambi.
Cacciami... Mostra chi sei, il tiranno senza cuore che ucciderebbe facilmente chiunque. Mostrami la tua natura. Non sei debole. Ivan non era debole.
E invece, Ivan sentiva un culmine di emozioni diverse mai provate. Era come se la neve, l'inverno, il ghiaccio nel suo cuore si stesse sciogliendo sotto il calore di veri sentimenti.
Lo abbracciò per le spalle, tirandolo giù verso il suo collo. Non rispose. Si limitò a sentirsi gettare nel turbine della passione, sentendo dolci respiri che incombevano sempre più eccitati e bisognosi tra il lamenti del pianto.
Gli strinse dolorosamente i fianchi. Questo era stato il modo più crudele con cui Ivan giocò col suo cuore, gli mise i dubbi più difficile da sradicare. Ivan gemette e lo abbracciò più forte, con la paura che gli potesse scappare dalle mani, vaporarsi nell'aria e non tornare. Non lui, non doveva andarsene. Lo sentì entrare e colpire con più forza quel punto che gli faceva tremare l'intero corpo.
"Mio signore...", Mormorò Tolys ansante e rosso. Le spinte che lo incontravano divennero più bisognose, più rapide.
Gli passò una mano sulla guancia, una lieve carezza in netto contrasto con tutto quell'odio che fino a quell'attimo lo aveva avvoltò, e in quel breve istante, lo baciò.
Ivan per la prima volta, sperimentò qualcosa di ben diverso dall'odio, ben diverso dal terrore e dalla paura di cui si nutriva, per solo un istante ebbe l'assaggio di ciò che era comune chiamare Amore.
Tolys si tolse dolcemente dalle sue labbra e Ivan, lo guardò arrossendo, luminoso di una febbrile luminosità sopra di lui.
Che bello...
Il suo cuore iniziò a battere,
Tremante, caldo, sensibile,
Batté forte bel suo petto,
Ivan si ammalò del malessere più comune che affliggeva le persone,
L'amore.
Fu tutto molto rapido da quel momento. Lo strinse forte a sé, sempre di più, arricciando le gambe sulla sua schiena. Quella sensazione calda gli si accumulò nelle viscere, ogni volta che Tolys lo toccava, ogni volta che lo incontrava, che sfiorava il suo punto di piacere. Le dita si arricciarono sulla sua schiena, attizzando le unghie nella pelle e graffiando le sue vecchie cicatrici, riaprendole in bellissimi rivoli di sangue mentre inarcava la schiena e lo incontrava producendo uno dei suoni più belli che avesse mai fatto. Tolys chiuse gli occhi dal dolore, sempre più rosso, sempre più scombussolato dall'interno.
Ormai era troppo tardi per tirarsi indietro. Tolys lo spinse sempre più duramente, venendo attratto dal momento dalla sua pelle pallida. Lo strinse e si chinò mordendogli l'incavo del collo. Ivan Contrasse i muscoli fremendo di una sensazione così calda che sembrava scoppiare dall'interno, un alto e dolce gemito rimbombò nella stanza e tutto esplose in lui esplose.
.
Il respiro irregolare era tutto ciò che restava, con i corpi pesanti e mentre si guardavano negli occhi per così tanti minuti che ne persero il conto, entrambi che dovevano ancora riprendersi da quell'intimità improvvisa.
Ivan lo fissava con tanta emozione quasi volendo scoglierlo.
Tolys lo guardò prima di non reggerne il peso e guardare di lato col peso della colpevolezza sempre più presente sulle spalle.
Si mise una mano sul viso contraendo i muscoli del viso.
"Dio...",
"Cos'ho fatto...", Si tirò lentamente indietro guardandolo come se avesse commesso un crimine.
"Signore...", Tolys fu macchiato dalla colpevolezza. Sapeva bene che voleva ferirlo come lui era stato ferito, ma da qui a fargli una cosa tanto orrida, un peccato inestinguibile.
Si tirò indietro, indietreggiò come se potesse bastare a scappare.
Ivan invece non riusciva a non guardarlo con sguardo nuovo, arrossendo e ancora ansante. Il suo cuore era caldo e non si riusciva a raffreddare. Si avvicinò, camminando nell'acqua, in quella breve distanza e lo abbracciò per le spalle avvicinandosi ai suoi occhi.
"Hai dei begli occhi", Ivan sorrise, ma quel sorriso era diverso dal solito, come fosse sincero.
Tolys scosse il viso ora bianco, sentendo il peso del cuore farsi pesante, cadere ancora di più in basso. Convinto di aver commesso un peccato nei confronti di Ivan, il signore della magione, il suo signore.
"No...no...no...", Scosse il viso, doveva essere un incubo, non poteva averlo fatto davvero, non era così, non era come... Lui.
Ivan d'altro canto lo guardò con un febbrile amore, gli prese il viso tra le mani e gli diede un bacio. Era un semplice bacio, non diverso da quello che ci si da da bambini, ma Ivan non ancora esperto era l'unico che sapeva dare di sua iniziativa. Si staccò dolcemente e lo guardò arrossendo, in un piccolo sorriso.
"Tolys... Smettila di preoccuparti", mise le braccia intorno al suo collo, forse da lì si riusciva a sentire il cuore che gli batteva nel petto. Si riavvicinò per dargli un altro bacio, e un altro ancora e un altro ancora. In cerca del suo affetto.
"No... Smettila... Ho-ho fatto una cosa orribile...", Mormorò Tolys, voltando il viso e cercando di non cogliere i suoi baci. Si oscurò nella sua inquietudine.
Ivan iniziava a sentirsi escluso dall'amore, quel breve istante in cui lo ricevette. Il suo cuore continuava a battere, non dolorosamente, non freddamente, ma a battere e voleva sentire ancora quel sentimento, scrutarlo e tenerselo tutto per sé.
Scivolò sopra le sue cosce tirando indietro le braccia così che Tolys finì sul suo petto, rompendo ogni distanza che volesse mettere. Lo guardò in viso e sorrise.
"A me è piaciuto"
Eh? Tolys divenne sua blu che rosso. Mise le mani sui suoi fianchi per allontanarlo.
"Di- di cosa diamine stai parlando, mio signore era-", Ivan si avvicinò e lo baciò di nuovo, bloccandolo dal continuare a parlare. Si staccò dolcemente.
"Mi è piaciuto.", Ripete col sorriso.
Il cuore di Tolys perse un battito, un battito che per lui non doveva provare.
Ivan si avvicinò a lui e cercò insistentemente di dargli un altro bacio ancora, se il cuore di Tolys batteva, quello di Ivan sembrava essersi sciolto, un cuore di ghiaccio nascondendo al suo interno del calore, delle vere emozioni.
Si staccò lentamente.
"Solo... Non andartene.", Per la prima volta, Ivan sembrò davvero tenerci, come se gli importasse di lui.
Gli mise le mani sulla schiena. Questo era male... Il suo cuore Iniziò a battere per la persona sbagliata.
'Natalia, non odiarmi'
Ivan rise dolcemente, avvicinandosi e appiccicando le loro pance insieme.
"Dopotutto se tu te ne andassi... Chi mai potrei prendere in giro così?", Aggiunse ridendo.
Tolys quasi caddé su se stesso. Sospirò.
Ivan alla fine era Ivan...
Ivan si appisolò sulla sua spalla, abbracciandolo.
Tolys non disse più nulla, chiuse gli occhi e si soffermò sul quel corpo incollato al suo.
Ormai il frutto proibito era stato mangiato. Nulla sarebbe più stato come prima.
-
"Ti ha frustato di nuovo", Eduard fissò la sua schiena con graffi vivi.
Eduard gli aveva appena alzato la maglia dopo averlo visto strano tutto il giorno, sapeva che con Tolys Ivan se la prendeva di più, che lo usava come la sua bambola da sfogo per divertirsi, lo aveva sperimentato varie volte sulla sua pelle covando un rancore profondo per il padrone di casa.
Tolys aprì gli occhi quasi sussultando. Voltò il viso e al ricordo di dove venivano quei graffi divenne gradualmente più rosso. Si scostò rimettendo la maglia al suo posto.
"Eh? No no... Non ha fatto nulla... Mi sono graffiato mentre ero in giardino", disse Tolys con una una risata forzata.
Eduard assottigliò lo sguardo.
"Oggi di turno era Raivis."
Tolys smise lentamente di ridere. Lo guardò stanco, "posso solo dirti che non mi ha frustato..."
"Arhg... Lo sapevo! Non è in diritto di fare quel tipo di abuso su di te! Dovresti davvero denun-"
la porta si aprì di colpo, obbligandolo a fermarsi.
U
na luce intensa, quasi come se da dietro di essa ne uscisse una figura angelica, bianca, pura, ma che in realtà si scoprì ben presto essere il diavolo stesso.
"Eccoti qui... Ti stavo cercando", sorrise Ivan, guardando con ipocrisia anche Eduard.
"Sei insieme al tuo amico vedo... Ma credo che non gli dispiacerà se ti rubo per un ora", si avvicinò e gli prese la mano, toccandogli sollecitamente il polso. Lo sguardo di Ivan divenne più rosso in quel sorriso ipocrita, ma solo Tolys poté leggerlo, facendolo arrossire.
"Sì...", Guardò Eduard un ultima volta prima di fargli un cenno e seguire Ivan che sembrava emozionato come un bambino.
"Ma Tolys!-", guardò con uno sguardo di puro odio Ivan che guardava quasi con amore Tolys. Ma non riuscì a fermarlo.
La stanza fu chiusa. Eduard fu lasciato al buio, da solo.
Strinse le mani in un pugno.
"Quel tiranno..."
