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Protetto dagli occhiali scuri, lo sguardo di Char era indecifrabile. Alcune cose, però, non venivano rivelate dagli occhi di una persona: poteva bastare un fluire irregolare del respiro, il battito del cuore che prendeva a scalpitare, o il leggero tremito delle mani.
Char era bravo a controllare tutti quei segni traditori.
Garma no.
Garma era caldo sotto le sue mani, le guance in fiamme e il respiro che si scontrava troppo rapidamente con le labbra di Char. Erano premuti così strettamente insieme che poteva sentire il cuore di Garma battere contro di sé, rapido come quello di un uccellino, un frullare agitato d’ali che non trovava risposta nel petto di Char.
«C-che stiamo facendo, Char?» la voce di Garma era un sussurro incerto che cercava in lui una direzione. Char, in quel momento, sapeva che avrebbe potuto spingerlo via e spezzare sul nascere quella piccola cotta del più giovane – oppure avrebbe potuto lasciare che il cuore di Garma si consegnasse tra le sue mani, così che le sue dita potessero plasmarlo nel modo più conveniente.
Forse non ci sarebbe stato neppure bisogno di farlo, Garma già pendeva a sufficienza dalle sue labbra; le due possibilità tremolarono nell’aria, entrambe pronte a prendere vita, avevano lo stesso fascino e la stessa incognita delle iridi viola di Garma.
«Char…» il nome gli arrivò in un soffio sulle labbra, un tepore che anticipava un calore molto più concreto e vicino.
Char chiuse la distanza che c’era tra loro.
Garma aveva subito chiuso gli occhi, ma Char li tenne aperti per osservare la sua espressione mentre il piccolo, casto bacio, si trasformava in una richiesta maggiore. Non ci mise molto a far schiudere la bocca di Garma, che si rivelò più entusiasta del previsto nel ricambiare il bacio, le mani che si stringevano sulla sua uniforme come a volerlo trascinare ancora più impossibilmente vicino. Char lo lasciò sperimentare per un po’, più preso dall’osservare il morbido fremere delle sue ciglia e il rossore che andava intensificandosi sulle sue guance.
«Il tuo primo bacio, principino?» domandò Char con un sorrisetto, dopo che si furono staccati.
«Umh… no, in realtà…» Garma sembrava imbarazzato, ma c’era una certa qualità compiaciuta nel sorriso che gli stava rivolgendo, come se sapesse di averlo colto di sorpresa. «Ho già baciato altre persone».
«Persone?» Char inarcò un sopracciglio e prese tra le dita il mento di Garma, costringendolo ad alzare il viso per guardarlo bene in faccia. Quel ragazzino aveva baciato persone, al plurale? «Ma senti, a quanto pare il piccolo tesoro degli Zabi si è dato da fare non appena uscito dal sicuro nido di famiglia».
Char si rese conto che la sua voce aveva preso un tono diverso, un cambio non calcolato di cui però seguì il fluire, lasciando che il suo pollice risalisse a premere contro il morbido labbro inferiore di Garma. «Con cos’altro puoi sorprendermi, Garma?».
Forzare la sua bocca a schiudersi fu di nuovo semplice. Una piccola pressione in più, e il suo pollice scivolò tra le obbedienti labbra di Garma, che accolse quell’intrusione con un’aria di allarme che fu l'implicita risposta che Char cercava: non era andato più in là di qualche bacio.
Nonostante questo, Garma non si dimostrò affatto timido, dato che pochi istanti dopo Char sentì il piacevole calore della lingua del compagno di stanza lambire il suo dito.
Char provò un fastidioso imbarazzo per il modo in cui il suo corpo reagì prontamente a quell’attenzione. Quello non lo poteva controllare. Da quanto non provava imbarazzo? L’ultima volta era persa nelle sue memorie di quando era solo un bambino.
«Attento, Garma», Char strinse di più il fianco di Garma, fino a quando non lo sentì sussultare per il dolore; Garma non lasciò la presa sul suo dito, che aveva preso a succhiare, fissandolo dritto in faccia con lo stesso sguardo determinato che gli aveva visto durante la marcia sotto la pioggia.
Char lo tirò di nuovo a sé per un bacio, per avere il tempo di pensare. Stavolta prese il controllo nelle sue mani, invadendo la bocca dell’altro ragazzo senza lasciargli il tempo di respirare; le dita di Char afferrarono i morbidi capelli di Garma, limitando le sue possibilità di movimento, quasi stesse affrontando un nemico – era un nemico – che si lasciò soggiogare così tanto da emettere un gemito, che risuonò dolce come il miele nella bocca di Char.
È mio, si rese conto Char, staccatosi ancora, vedendo gli occhi lucidi di Garma, le guance in fiamme, le labbra tormentate e socchiuse. Adesso farà tutto ciò che vorrò.
«Visto che ti piace giocare col fuoco…», Char sussurrò al suo orecchio, godendo ancora una volta del brivido che strappò all’altro ragazzo. «… inginocchiati».
Come previsto, adesso era pronto ai suoi ordini. Il più piccolo, il più prezioso degli Zabi, cadde sulle proprie ginocchia, davanti a lui.
Char aspettò, torreggiando sopra di lui, lo sguardo pesante pur dietro gli occhiali scuri, fino a quando non fu Garma a muoversi per sbottonargli un po’ maldestramente i pantaloni; le sue dita tremarono brevemente sull’elastico delle mutande, prima che le tirasse giù quel tanto che bastava a liberare la sua erezione.
Le dita di Garma erano calde. La sua bocca lo sarebbe stata ancora di più.
«Char», l’attenzione di Garma si spostò da ciò che teneva in mano al suo viso. «Voglio… voglio guardarti negli occhi mentre lo faccio».
C’era una traccia di comando in quella richiesta, l’ombra di chi è abituato a sentirsi dire di sì. Era comunque ai suoi piedi, quindi Char sorrise nell’acconsentire, togliendosi gli occhiali da sole.
Sotto lo sguardo glaciale di Char, Garma schiuse le labbra e la sua lingua uscì a leccare con delicatezza quel che aveva davanti. La sensazione era umida, tiepida, una promessa ancora insoddisfacente; Char sapeva cosa sarebbe venuto dopo, tuttavia non aveva ancora avuto l’occasione di sperimentarlo. O, per meglio dire, non aveva ancora mai pensato a cercarsela…
La bocca di Garma spezzò il filo dei suoi pensieri; stava procedendo piano, sperimentando con quel sapore e sensazione sconosciuti, nondimeno aveva preso a succhiare in un modo che fece tendere piacevolmente i muscoli di Char. Al suo controllo non solo sfuggì un respiro spezzato, ma anche la sua mano destra andò senza permesso ai capelli di Garma, e dovette costringersi a carezzarli per sopprimere il desiderio di spingere semplicemente il ragazzo a soffocare sul suo cazzo.
«Ma che bravo cucciolo», Char fece scorrere tra le dita i capelli di Garma.
La reazione di Garma fu immediata, un gemito che riverberò sulla pelle sensibile prima che prendesse in bocca ancora di più, fino quasi a soffocarsi da solo. Un roco suono di piacere lasciò la bocca di Char, preso alla sprovvista da quel repentino, quasi violento, muoversi delle labbra dell’altro su di lui. Era incatenato allo sguardo di Garma, quegli occhi viola che gli chiedevano ancora, ancora approvazione; era di quello che Garma era affamato, Char se ne rese conto e la sua bocca fremette nel trattenere un sorriso sardonico – e un altro gemito, che spezzò presto il suo compiacimento. Garma gli stava davvero facendo provare piacere.
«Non intendo viziarti anche io, Garma… ah…!», Char strinse di più i capelli di Garma, un’ancora di salvezza nel piacere che iniziava ad annebbiare il suo cervello. «Continua… continua a essere bravo per me».
Lo stava legando ancora di più a lui, il potere che esercitava, falsamente lenito da qualche carezza, aveva portato il piccolo Zabi a rischiare di strozzarsi pur di farsi amare. Il modo in cui si prodigava faceva contrarre il membro di Char, la sicurezza che avrebbe potuto convincerlo a fare qualsiasi cosa era più potente di un afrodisiaco. Se avesse voluto, avrebbe potuto riprendere quel momento, non solo per conservarlo nella memoria ma per diffonderlo al pubblico e rovinare l’immagine degli Zabi – Garma, il promettente fratellino minore, così desideroso del suo cazzo da soffocarcisi sopra.
Poteva immaginare lo sguardo tradito di Garma, nel momento in cui un simile atto fosse stato messo in moto, e quasi sentire il suono del suo cuore che si infrangeva in acuminati frammenti che sarebbero rimasti conficcati in lui per sempre. Forse sarebbe stata una vendetta ancora migliore del semplice ucciderlo, il dolore di un cuore spezzato gli sarebbe rimasto dentro, avvelenando ogni successivo rapporto che avrebbe tentato di avere.
Sarebbe stato suo per sempre, nell’amore e poi nell’odio. Sarebbe rimasto per sempre nella stretta di Casval Rem Deikun.
Char, Casval, spinse la testa di Garma contro di sé, uno strano senso di possessività che pervadeva ora la sua stretta eccessiva. Gli occhi di Garma si riempirono di lacrime, ma non desistette dal rimanere al suo posto, prendendo e prendendo fino a quando da prendere non rimase che il seme di Char.
Char non chiuse gli occhi neppure quando, inevitabilmente, riversò il suo orgasmo nella gola di Garma. Mentre il piacere saettava in tutto il suo corpo, l’immagine di Garma che inghiottiva si impresse nella sua mente, uno splendido momento che sospettava avrebbe visto ancora nelle notti a venire.
Garma era delizioso in quel momento. Con il respiro stavolta corto, Char lo tirò su senza sforzo e attaccò di nuovo le loro labbra insieme, aggiungendo ai propri ricordi la miscela di miele dolciastro della bocca di Garma unita al sapore salato del proprio seme.
Garma mugulò il nome di Char, mentre questi faceva scivolare una mano tra di loro e lo prendeva in mano. Era così duro e pronto che bastarono pochi movimenti di Char perché tutto finisse.
Char sentì sulle proprie labbra i piccoli baci di un Garma sfinito dalle emozioni. Erano baci così morbidi, delicati come solo un tenero affetto può essere, che Char sentì con troppa forza il contrasto tra di essi e le sue dita ancora serrate sui fianchi del ragazzo. C’era qualcosa di sbagliato, qualcosa che gli fece allentare la presa e chiudere gli occhi – solo per un istante. Solo per un istante. Un brivido gli attraversò il corpo, ma Char si staccò prima che Garma potesse sentirlo.
«Sembra che tu continui a ottenere quel che desideri, ragazzino viziato», lo prese in giro Char, sopprimendo qualsiasi emozione estranea nella voce.
«Però questa è la volta in cui ne sono stato più felice», replicò semplicemente Garma, con una leggera risata che voleva forse nascondere l’imbarazzo.
Char sorrise, rimettendosi gli occhiali per mascherare l’assenza di dolcezza nel proprio sguardo davanti a quella tenera confessione. La felicità che ora Garma provava sarebbe stata un’arma nelle sue mani, quelle mani che andarono al momento a carezzare il viso di Garma, il cui calore intenso sembrava, nonostante tutto, chiamarlo. Avrebbe assaggiato ancora quel calore, forse per anni, ma in quel momento gli sembrò che staccandosi l’avrebbe perso per sempre.
Forse perché, nella sua mente, Casval era già avanti, al momento in cui la sua vendetta si sarebbe compiuta e non sarebbe rimasta che la morte a conquistare il corpo di Garma Zabi.
