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Italiano
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Published:
2026-06-07
Updated:
2026-06-11
Words:
8,551
Chapters:
3/?
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24

A different freedom.

Summary:

(If you want to read it, you can translate it from Italian into your language, with a translator. You can translate with the translator built into your browser, I am using Firefox. ;) )
Is there a different kind of freedom?
In the underground city, Levi Ackerman has been captured by those who rule that place. They succeeded because he was distracted; a fatal mistake. And now he is bound by his wrists and hung with iron manacles. Half-naked, he has already been beaten and now he awaits the final judgment, trying to free himself one last time. He wonders if his two companions, Furlan and Isabel, are okay or have suffered the same fate.

Chapter Text

A different freedom.

Una libertà differente.

 

 

Capitolo 1

Incontro inaspettato.

 

Nella città sotterranea, Levi Ackerman è stato catturato da coloro che governano quel posto. Sono riusciti perché si è distratto; un errore fatale. Ed ora è legato ai polsi e appeso con delle manette di ferro. Seminudo, ed è già stato picchiato e ora attende il giudizio finale, mentre cerca di liberarsi un'ultima volta. Si chiede se i suoi due compagni, Furlan e Isabel, stanno bene o anche hanno subito la stessa sorte.

L’uomo tiene la testa bassa e gli occhi grigi e spenti socchiusi; mentre fissa il pavimento sporco di fango. Le manette di ferro gli stringono i polsi, con il metallo freddo in netto contrasto con l'aria umida e soffocante della cella sotterranea. Respira a fatica, con le costole che gli fanno male per i colpi ricevuti, ma la mente rimane lo stesso lucida.

-Maledizione.

Pensa con un lampo di autentica irritazione che squarcia il suo solito stoicismo. Non gli importava del suo stato, era abituato al dolore, ma il pensiero di Furlan e Isabel gli lasciava un sapore amaro in bocca. Se quei bastardi li avessero toccati, si sarebbe assicurato che si pentissero di essere nati.

Poi un suono di passi echeggia contro le pareti di pietra, ritmico e deciso. Levi sposta lo sguardo verso la porta e l'espressione si indurisce in un cipiglio. E quando si apre,  si aspetta un altro interrogatore o un soldato con una frusta; ma invece appare una donna. Era più alta di lui, avvolta in un mantello nero che ondeggiava leggermente al suo ingresso, la sua presenza emanava un'aura che non aveva nulla a che fare con quel buco squallido.

Non la riconosce, ma non sembrava la solita feccia del sottosuolo.

-Chi diavolo sei?

 Gracchia con la sua voce secca e aspra. Non gli importa  delle formalità; vuole delle risposte.

 -Se sei qui per picchiarmi ancora, fallo e basta. Sto perdendo la pazienza.

La donna indossa un cappuccio attraverso il quale, nella penombra, si intravedono solo i suoi occhi color ambra. Non dice una parola.

Ma si avvicina e l’osserva; notando come le catene lo tengono immobile. Era giunta lì per puro caso e ha trovato un uomo piccolo di statura e malconcio.

Gli occhi di Levi  allora seguono ogni suo movimento, con lo  sguardo penetrante nonostante il sangue che gli cola lungo la tempia e gli colo lungo il viso. Lei non si muove come i delinquenti o i funzionari corrotti che di solito si aggiravano in quei tunnel; c'è una grazia in lei e una quiete ultraterrena che sembrava del tutto fuori luogo, in mezzo alla desolazione della terra umida e del degrado. I suoi occhi ambrati, che sbirciano da sotto l'ombra del cappuccio, sembrano studiarlo, ma non come un prigioniero da spezzare, ma come qualcosa di ben più complesso.

-Allora? Non restare lì impalata a fissarmi come un moccioso smarrito... .

 Mormora lui,  sebbene l'asprezza del suo tono fosse leggermente mitigata da una crescente curiosità. E dopo, cerca di spostare il peso, ma le catene fanno un così forte rumore, che  il suono echeggia dolorosamente nello spazio angusto.

E  mentre si prepara a chiedere ulteriori informazioni, il pesante e ritmico tonfo di stivali si avvicina dal corridoio esterno. Il suono di risate soffocate e il tintinnio delle armi segnalano l'arrivo dei torturatori. La mascella di Levi si contrae e i muscoli si irrigidiscono istintivamente nonostante la stanchezza. Si prepara quindi al prossimo attacco di violenza insensata, ma notò la reazione della donna.

Con un movimento fluido e silenzioso, si ritira nell'ombra più profonda della cella, fondendosi con il buio come se fosse parte della pietra stessa. Lo sguardo di Levi si posa sull'angolo in cui era scomparsa, e una domanda silenziosa gli si forma nella mente.

- Che diavolo ci fa una donna del genere nascosta in un posto come questo? E perché poi?

E si sforza di rilassare la postura, cercando di apparire nient'altro che un prigioniero sconfitto, anche se i suoi sensi rimanevano ipersensibili alla sua presenza nell'oscurità.

 

Levi osserva, con il respiro mozzato in gola, i due torturatori che si avvicinano alla luce tremolante della torcia. E si prepara al familiare bruciore di un pugno o alla frustata dolorosa, ma la violenza che seguì fu diversa da qualsiasi cosa avesse mai visto. Dalle ombre emerse una presenza, non un colpo fisico, ma una forza silenziosa e invisibile. Le mani della donna si muovono con una grazia terrificante ed eterea; sospese a pochi centimetri dalle teste degli uomini. Non ci fu alcun rumore d'impatto, solo l'improvvisa, raccapricciante visione degli occhi degli uomini che roteavano all'indietro mentre crollano come marionette a cui erano stati tagliati i fili.

-Che diavolo...

 Pensa Levi, aggrottando la fronte per il vero shock. Era un uomo che viveva di spada e della forza delle proprie mani; capiva il combattimento fisico, ma questo era qualcosa di completamente diverso. Era pulito, silenzioso ed efficiente in modo inquietante.

E mentre i corpi cadono sul pavimento sporco con un tonfo sordo, la donna fa un passo avanti. Non sembra una salvatrice; ma sembra più un fantasma. Levi la osserva allora con gli occhi socchiusi mentre si inginocchia accanto agli uomini caduti, con i suoi movimenti fluidi e decisi. Ed  Inizia a frugare nelle loro cinture;  con le mani si muovono con una calma e precisione mentre cerca le chiavi delle manette.

-Sei strana, vero?

 Sussurra Levi, a bassa voce per non allertare le altre guardie nei paraggi. E la osserva intensamente, con il sospetto in lotta di un disperato bisogno di libertà.

 -Se hai intenzione di uccidermi, fallo in fretta. Ma se quelle chiavi sono quello che sembrano... sbrigati. Cazzo ..Questa storia comincia a darmi sui nervi e tu, sei troppo lenta... .

 

Ed appresso, il clic metallico della serratura è il suono più bello che Levi avesse sentito in tutta la giornata. Mentre le pesanti manette di ferro si allentano; emette un respiro affannoso e involontario, sentendo le braccia stranamente leggere e intorpidite. Inizia dunque a piegarsi in avanti, con l'improvviso rilascio di tensione che minacciava di farlo precipitare sul pavimento sporco; ma un paio di mani ferme gli afferrano il braccio.

 

Il suo tocco è inaspettatamente delicato, eppure possiede una forza che sembra non molto femminile. Levi allora si irrigidisce istintivamente, e il suo primo impulso è quello di allontanarsi dal contatto; ma la pura stanchezza che gli attanaglia gli arti, lo costringe ad appoggiarsi al suo sostegno.

Lei:

- Per essere un ometto, hai una lingua tagliente.

Lui alza lo sguardo, incontrando quegli occhi ambrati,  e con un'espressione mista di irritazione e riluttante rispetto.

- Un ometto?

Ripete lui, con la voce che è un ringhio basso e minaccioso, e sebbene l'effetto è in parte smorzato dal modo in cui deve appoggiarsi a lei per non perdere l'equilibrio, dice ancora:

 -Attenta. Essere basso non significa che non puoi tagliare una gola prima ancora di renderti conto di essere stata toccata.

E nonostante la frecciata verbale, non si tira indietro e sente la forza nella sua presa, una silenziosa rassicurazione che non si tratta solo di un'allucinazione causata dalla perdita di sangue. E poi quando lei  dice:

- Mmmmh...puoi camminare? O vuoi che ti porti in braccio?

 Con quella punta di ironia nella voce, ed un piccolo sorriso cinico gli increspò le labbra.

-Non farti illusioni.

 Mormora, raddrizzando la schiena come meglio può.

 -Non sono un bambino. Posso camminare... più o meno. Solo non aspettarti che ti ringrazi per la predica.

E Fa un passo incerto, con i muscoli indolenziti, e la tiene lo stesso  d'occhio, chiedendosi che tipo di creatura fosse appena scesa nel suo inferno.

 

La donna segue l'uomo, che si rifiuta ostinatamente di farsi aiutare, mentre escono dalla cella prima dell'arrivo delle altre guardie e  camminano lungo dei corridoi per uscire, e lei:

-Se vuoi, posso aiutarti con le  ferite e i lividi, ma dovrai collaborare.

E Levi si muove con un'andatura rigida e calcolata e con la mascella serrata, per mascherare il tremore alle gambe. Era un uomo che andava fiero della sua autosufficienza, e l'idea di essere coccolato da una sconosciuta, soprattutto da una che aveva appena compiuto un'impresa ‘magica’, gli irritava l'orgoglio. Dunque tiene lo sguardo fisso davanti a sé, percorrendo gli stretti e umidi corridoi del posto in cui sono; con cupa determinazione, ignorando il modo in cui le ombre sembrano danzare intorno a lei mentre lo segue.

E poi si ferma pensando alle sue ultime parole e in una frazione di un secondo, i suoi stivali scricchiolano sulla pietra irregolare. L'offerta sembra  sincera, priva del tono beffardo dei teppisti o del freddo pragmatismo dei soldati che conosceva. Ed è  una sensazione strana, ricevere cure senza chiedere nulla in cambio. E sente il calore delle costole ammaccate e il bruciore lancinante ai polsi, dove il ferro gli si è conficcato in profondità e delle frustate. Ed è sporco, ricoperto da un miscuglio di sudore, sporcizia e sangue rappreso, e il pensiero di essere curato lo fa sentire insolitamente vulnerabile.

-Sei insistente, eh?

 Mormora, girando finalmente e leggermente la testa per guardarla. E i suoi occhi grigi scrutano il suo viso, cercando di capire dove volesse arrivare.

 -La maggior parte delle persone scapperebbe a gambe levate dopo quello che hai fatto in quella cella....perché sei ancora qui, attaccata al mio culo? Perché insisti che vuoi aiutarmi? Dovresti invece scomparire e lasciami qui... .

Lei riflette e poi:

- No, non voglio farlo e non andrò via di qui.

Lui  dopo quelle parole corte e schiette; emette un breve sospiro, ed  abbassando leggermente le spalle:

-Va bene... Ma non farne un dramma dopo....e in un posto tranquillo... dove l'aria non puzzi di cadavere... .

 

Ma all'improvviso, sentono dei passi veloci, forse le guardie alla ricerca del fuggitivo! E quindi non c'è tempo per scappare! La donna sta decidendo se lasciarlo lì o aiutarlo ancora una volta, e ancora una volta sceglie la seconda opzione.

Il ritmo frenetico degli stivali sulla pietra si fa più forte, le grida delle guardie confuse echeggiano nei tunnel vicini. La mano di Levi si porta istintivamente dove avrebbe dovuto essere la sua lama, il suo fedele pugnale,  ma è a mani vuote e mezzo scoperto! E Il panico, un ospite raro nella sua mente, comincia a farsi strada!

E prima ancora che potesse lanciare un ordine di spostarsi, la donna agisce! E con una forza che contrastava con la sua aggraziata silhouette, lo spinge contro il muro vicino.E Levi ansima mentre lo fa, e  In un lampo di movimento, il suo pesante mantello nero li avvolge entrambi, inghiottendoli in un'oscurità improvvisa e profonda.

-Shhh.

 Sussurra lei, la voce come un filo di seta contro il suo orecchio. E dopo gli preme un dito sulle labbra, con i suoi occhi ambrati che bruciano a pochi centimetri dai suoi:

 -È un mantello camaleontico. Non possono vederci, ma possono sempre sentirci.

Lui si immobilizza contro i mattoni sporchi e freddi. Il mondo fuori dal mantello diviene un caos ovattato di passi e clangore di armi, ma dentro...il silenzio è assordante. E’ intrappolato in un bozzolo di tessuto e calore. La vicinanza è soffocante in un modo che non si aspettava. Può sentire il ritmo regolare del suo cuore, il calore che emana la sua pelle e il tenue, esotico profumo di qualcosa di antico e floreale.

Il respiro gli si blocca. Era un uomo di ferrea disciplina, eppure, mentre le sue labbra si avvicinano pericolosamente alle sue nell'oscurità angusta, sente un tonfo traditore nel petto. Sta fissando le profondità dei suoi occhi, il suo sguardo che involontariamente si posa sulle sue labbra. E per la prima volta in vita sua, il "maniaco della pulizia" non si cura della vicinanza o della sporcizia, è troppo impegnato a cercare di ricordare come respirare.

E mentre i soldati passano vicino  a loro senza fermarsi, dove lei aspetta che le voci sono abbastanza lontane per poi aprire il mantello. Dove la luce del corridoio buio inonda di nuovo la strada, e il calore soffocante e intimo del suo corpo è stato sostituito dal freddo umido della città sotterranea.

Annabel quindi fa un passo indietro si raddrizza, sistemando le vesti con una calma composta che sembra sfidare l'adrenalina del momento.

-Okay, se ne sono andati.

Disse semplicemente dopo, come se non si sono appena nascosti in un sudario di magia impossibile.

Levi, tuttavia, non è altrettanto composto. Rimana immobile, con Il cuore  che continua a battere freneticamente contro le costole; una sensazione che detesta perché è incontrollabile. E la sua mente è un turbine di confusione. Era un uomo di quel posto; conosceva la moneta di scambio di questo mondo. Ogni favore aveva un prezzo, ogni gentilezza era una trappola, e ogni mano tesa di solito mirava a derubarti o a tagliarti la gola.

-Ma... chi cazzo è lei?

Pensa, socchiudendo gli occhi grigi mentre la osserva.

-È stupida? O semplicemente  è così dannatamente sicura del suo potere da non curarsi di giocare con il fuoco?

Aiutare un uomo come lui, un criminale noto e un combattente pericoloso, per assolutamente niente, era una follia che non riusciva a comprendere.

-Tutto bene?

 Chiede lei, con un accenno di preoccupazione nella voce.

-Vogliamo andare in quel posto più sicuro, di cui accennavi, per curare le tue ferite?

Levi allora si schiarisce la gola, cercando di calmare la stretta al petto. Raddrizza poi la postura, tentando di riassumere la sua solita maschera inavvicinabile.

 -Parli troppo.

 Dice poi con voce roca, anche se il solito veleno è assente dal suo tono.

Ed appresso, si asciuga una macchia di sangue dal labbro, e i suoi occhi indugiano sui suoi per un secondo di troppo:

 -Va bene. Seguimi. Ma non pensare che questo significhi che hai già vinto qualcosa.

 

Fine capitolo 1

 

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